Prefazione

di Fabrizio Failla

Capo Redattore Calcio RAI Sport

Non è un romanzo. Non è un saggio. Non è un giallo.

E se proprio dobbiamo cercare un colore, quello è il granata. Ma sarebbe un errore confinare ciò che scrive Luciano Di Gianni come un atto d'amore - seppur sontuoso - nei confronti della formazione che rappresenta la propria città.

La bussola su cui orientarsi nel soffermarsi su ogni ricordo deve essere quella di andare oltre la narrazione. La possibilità che offre l'Autore di poter riconoscere se stessi in ogni singolo ricordo stampato su carta, ma ispirato dall'anima e sorretto da ciò che la memoria di Luciano non potrà cancellare.

Ed allora la Salernitana si trasforma nel simbolo di qualsiasi altro adolescente, che diventa uomo avendo come "colonna sonora" della sua crescita un qualcosa che aggrega fin dalle scuole dell'obbligo.

La condivisione della passione per il calcio, fenomeno cui aggrapparsi per diventare tutt'uno con altri coetanei disorientati dalla mancanza di valori e ideali. Il mondo dei "grandi" ha polverizzato in modo bulimico ciò che invece doveva essere tramandato da una generazione a quella successiva.

E la Salernitana per Luciano Di Gianni si trasforma dunque nell'anello di congiunzione, nell'humus cui erigere pietra su pietra il rapporto con quell'adulto che deve essere il suo punto di riferimento: il papà.

Una storia comune che attraversa gli anni, dove a volte sono proprio i figli a cercare un contatto stabile e continuo con quell'uomo che - per dirla come Antonello Venditti - a volte "è una montagna troppo alta da scalare".

E così l'Autore ci conduce per mano alla riflessione più significativa. Ci insegna la parola "condividere" trasmessagli proprio dal padre, ispirandosi a quegli adulti che si ritrovano nelle piazze per celebrare un successo nel calcio, ma che talvolta non trasformano quelle stesse piazze nelle agorà dell'antica Grecia dove filosofi, storici, politici e saggi preparavano gli allievi a prendere il loro posto. 

Sono gli stessi ragazzi a compensare le ansie ed a rafforzare le speranze. Coagulandosi intorno ad una maglia che per Luciano Di Gianni è colorata di granata. Il gruppo si forma spontaneamente, ci si sceglie in base alla modalità con cui si vuole mutare l'essere tifoso in un battito del cuore, che accelera ogni giorno di più dal lunedì fino alla domenica successiva, alle trasferte che si affrontano anche al di là delle esigenze di classifica, alle tensioni che diventano trappole da cui si esce insieme ed ancora più forti.

Un solo comune denominatore suggerisco nella lettura di quello che va al di là dell'essere il diario di bordo di chi era ragazzo ed oggi sta formandosi per quella che vuol far diventare da passione a professione, la sceneggiatura. 

Last but not twist: una lezione di vita da chi, pur avendo la Salernitana nel cuore, non ne viene condizionato, al punto di mettersi sui libri altrove, col cavalluccio marino ben tatuato nell'anima.

Crea il tuo sito web gratis! Questo sito è stato creato con Webnode. Crea il tuo sito gratuito oggi stesso! Inizia