agli Angeli granata ...

"... La maglia granata ha significato tanto per me, forse troppo.

Ancora una volta però, a me piace vederla così: la Salernitana, in simbiosi con ciò che è la mia vita, il mio cammino.

Una gioia "effimera", che tuttavia in quei precisi istanti, ha significato molto.

Un momento di grande bellezza, seppur celato dietro una serie di menzogne da una parte ... e rabbia dall'altra.

Come nelle storie d'amore finite male, come nella vita reale, anch'essa, alle volte piena di bugie e contraddizioni, intervallate, per fortuna, da momenti di gioia, che ti riconciliano con la vita.

Ci sarà sempre lei a scandire ogni attimo della mia esistenza.

Ai più risulterà banale o improduttivo, ma non importa, se tanto basta a farti sentire vivo.

Forse, quell'estate sarebbe dovuta terminare così, ancor prima di iniziare, in una calda e morbida notte in riva alla laguna, annientando per un attimo o per sempre quella paura di affondare.

Ti voglio tanto bene..."




"... Chissà cosa sarebbero stati quegli spalti senza quel maledetto virus. Forse sarebbero crollati, quel giorno d'aprile. Chissà. Non lo sapremo mai, ma nel frattempo chiudi gli occhi. 

La Salernitana è follia irrazionale. Racchiude un po' noi stessi, con tutti i nostri alti e bassi. I pochi pregi, e i tanti difetti. Tuttavia ho sempre amato i difetti.

Li ho sempre trovati così affascinanti. 

-Forse è per questo che la amo.

-Forse è per questo che ti ho amata.

Da femmina e popolana che si rispetti ci ha fatto e ci farà soffrire, tanto.  Da sempre e per sempre. Racchiude le nostre insicurezze, i nostri sogni proibiti. È la massima espressione delle nostre emozioni. È quanto di più bello e inaspettato possa accaderti durante un cupo pomeriggio, quando ormai stai già pensando che nel calcio, nella vita, per quelli come te non c'è spazio. 

Ci saranno sempre gli altri davanti a fregarti il posto. Ma uno su mille ce la fa, dicevano. Un po' come ciò che accadde a noi e a Cedric Gondo in quell'uggioso pomeriggio d'aprile."

" ... Scesi presto da casa, come si faceva nei famosi "tempi belli".

Belli come i tutti i momenti di quelle giornate lì.

Belli perché alla partita mancavano tre ore e stavi già andando verso lo stadio.

Belli come il boato che si avvertiva, facendoti capire che, nonostante mancasse ancora un'ora al match, lo stadio era già gremito, mentre i calciatori dovevano ancora fare il riscaldamento.

Belli come gli spalti che in quei giorni lì si trasformano.

Belli perché è come se tutto fosse già scritto nelle stelle, perché sono quasi sempre attimi, momenti e giorni nei quali c'è un caldo sole di primavera a fare da atmosfera e da contorno perfetto.

Anche se per certi versi frivolamente, quegli attimi rappresentano un po' le piccole grandi bellezze della nostra esistenza, che tante volte non apprezziamo a fondo, probabilmente perché non ne comprendiamo il significato.

Sono così "piccole" da essere incredibilmente grandi.

La loro grandezza è nascosta nel fatto che li ricorderai belli per sempre. E tanto basta.

E poi... c'è sempre un "... grande prato verde dove nascono speranze ...

 

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