Introduzione

di Roberto Breda
Allenatore di calcio ed ex calciatore

Nei sogni degli ultras di Salerno c'è un nome ...    quel Roberto Breda che a Salerno ha lasciato cuore e ricordi, gamba e cervello, sudore e grinta. Uno di quel monumenti al calcio che di rado si incontrano in Italia. Uno di quei simboli che niente e nessuno può scalfire. (Salernitanalive.it)

Il calcio, il mio calcio, è stato sempre regole, disciplina, volontà. Esiste un altro calcio fatto di cuore, solidarietà, ma anche di qualcosa di più profondo, non facile da definire.

Qualcosa che non segue la morale comune. Da una parte e dall'altra si vivono intense emozioni e un senso forte di aggregazione che nessun altro sport conosce con tale forza.

Cosa sia stata la Salernitana per me, non ho bisogno di spiegarlo. Dico solo che con essa e attraverso di essa ho goduto delle gioie più belle, come quella di diventare padre. Ho vinto campionati, sono diventato capitano e allenatore.

Non avevo ancora compiuto 24 anni quando sono approdato in quel campionato di Serie C che vivevo un po' come una retrocessione. Incontrai il direttore sportivo Castagnini prima di firmare per la Salernitana a Roma per vedere una partita della Lodigiani ... quello stadio vuoto mi fece piombare in un senso di frustrazione e tristezza che non dimentico. Il giorno dopo ero a Salerno e mi portarono allo stadio ad assistere al derby contro l'Avellino. Cambiò tutto e il calore salernitano mi fece entrare in un'atmosfera unica, che nemmeno la serie A di molte piazze conosce. Grazie a Salerno e con la Salernitana sono cresciuto, diventato uomo.

La storia di questo libro è quella di un ragazzo che come me è cresciuto attraverso "la sua Salernitana". Ha vissuto un percorso parallelo ad essa, ha sofferto, gioito, è caduto si è rialzato ma ne è uscito migliorato. Come lui dice: " la Salernitana a me piace vederla così, in simbiosi con ciò che è la mia vita, il mio cammino".

Luciano parla dei campi di calcio come se fossero tutti uguali, dai dilettanti visti con la Salernitana alla Nazionale vista in Brasile. La passione non ha categorie.

Proprio un viaggio con il papà in Brasile lo segnerà molto per mille ragioni. Nel viaggio di ritorno in aereo, ad esempio, scopre che il suo posto è tra due tifosi rivali. La cosa non gli piace affatto.

Uno è un omone per niente rassicurante, l'altro saprà, dopo, essere un giornalista. Due chiacchiere sul calcio e Luciano realizza di avere più di qualche cosa in comune con loro.

A volte non tutto è così come si pensa. Non solo l'esperienza e la conoscenza di quelle due persone gli lascerà un buon ricordo, ma per un po', nonostante l'Uruguay abbia eliminato l'Italia, Luciano seguirà con simpatia le loro sorti per il resto dei mondiali.

Una cosa che mi ha sempre tanto colpito dei salernitani è che la loro fede calcistica si trasmetta così tanto di padre in figlio. Ho conosciuto altre piazze e non mi sembra che questo aspetto sia così radicato ed evidente come a Salerno.

Faccio parte di un calcio che le nuove generazioni non hanno visto e vissuto, perché molti di loro non erano ancora nati... Eppure mi capita tante volte di essere riconosciuto per strada da bambini e ragazzini salernitani. Mi salutano con affetto, mi chiamano e mi dicono: "ciao Breda, ciao capitano".

Chissà chi gli avrà parlato di me, dei miei compagni e delle nostre imprese ... tutto ciò è molto bello davvero.

Penso sia andata così anche per Luciano, che dice di non essersi mai interessato della Salernitana prima degli 11 anni.

Un giorno, quasi all'improvviso, si rende conto che la Salernitana è già dentro di lui, è nel suo sangue, nel suo DNA e io aggiungo, trasmesso dal padre.

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